Olio di palma sotto inchiesta

Nelle ultime settimane ci sono stati innumerevoli dibattiti a proposito dell’olio di palma. Fa bene o fa male? Rispetta la natura? Si sono fatte tante parole, serve un po’ di chiarezza.

L’olio di palma si ottiene dalla spremitura dei frutti di alcuni tipi di palme, è caratterizzato dall’elevato contenuto in acidi grassi saturi, tra cui l’acido palmitico a cui conferisce il nome.

Gli acidi grassi saturi sono sostanze che fanno ammalare le nostre arterie e la causa principale del colesterolo, indipendentemente dalla loro derivazione vegetale piuttosto che animale. Questo è uno dei motivi per cui è sconsigliato il consumo di tale olio vegetale nell’alimentazione quotidiana. A dispetto di ciò, l’olio di palma è ampiamente utilizzato nell’industria alimentare, in particolare nei prodotti da forno perché ne evita l’irrancidimento e dona una consistenza morbida. Se si considera che è possibile acquistarlo a bassi prezzi è facile capire perché l’olio di palma “fa gola” alla grande industria alimentare! La richiesta di tale olio con il tempo è andata via via aumentando e ha portato al disboscamento di vaste aree, a coltivazioni intensive che hanno deturpato bellissime zone del nostro pianeta, alterato l’equilibrio di flora e fauna e sfruttato le popolazioni locali. È da far presente che l’olio di palma è un ingrediente utilizzato non solo nell’industria alimentare. Nel settore chimico serve per innumerevoli produzioni, dal detersivo al biodisel, ovviamente con gli opportuni trattamenti. Nel settore cosmetico l’olio non raffinato è prezioso per il suo contenuto in vitamine, beta carotene e antiossidanti. Bisogna però fare due considerazioni non da poco.

In primo luogo l’olio di palma presente in un sapone liquido o in un detersivo per la casa non è nocivo per la salute dell’uomo; in secondo luogo non se ne usa in quantità tali da giustificare una coltivazione intensiva: l’80% della produzione annua di olio di palma è impiegata nel settore alimentare, mentre il restante 20% in tutti gli altri settori.

È anche vero che la produttività delle palme da olio è maggiore rispetto ad altre piante. Ad esempio da un ettaro di palme si ottengono quasi 5 volte l’olio che si ottiene da un ettaro di piante di arachidi e fino a 7 volte di quello di girasoli. Il nocciolo della questione è che, come al solito, l’uomo non è capace a sfruttare al meglio le risorse della natura: deturpa la terra, non rispetta gli animali, sfrutta il lavoro dei propri si mili e meno fortunati e, in questo caso, anche a danno immediato verso la propria salute! Tutto questo solo per avere prodotti subito pronti, sempre uguali, che non invecchiano mai, ecc… tutte caratteristiche che il mercato richiede, cioè i consumatori finali, cioè noi.

Per concludere: è fondamentale sostituire l’olio di palma nel settore alimentare con altri ingredienti o nuovi metodi di lavorazione per la salute umana, però bisogna fare le opportune considerazioni per non aggravare ulteriormente l’impatto ambientale! Non è sempre facile scegliere e fare le cose nella maniera corretta, ma le scorciatoie non sono mai la strada giusta da seguire.